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Antiche Icone Russe

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Cristo Pantocratore

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Informazioni sulle modalità di Classificazione

 

Codice Prodotto: A45

Classificazione: Icona da Investimento

Russia: Scuola di Mosca

Periodo: Seconda metà XIX secolo – Riza in argento dorato fine XIX secolo

Dimensione: cm 31 x 26

[members_logged_in]Prezzo: € 8.900 – RICHIEDI ICONA[/members_logged_in]
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Descrizione

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CRISTO PANTOCRATORE

 

Nella tradizione della Chiesa, il termine Pantocràtor letteralmente significa: “Colui che contiene tutte le cose” o anche “Dominatore su tutto”.

Il riferimento è, naturalmente, a Cristo, Figlio unigenito del Padre, la cui immagine, raffigurata nel canone codificato nell’Oriente bizantino, sin dai tempi più risalenti, a mezzo busto, vuole riproporre, in qualche modo pure sotto il profilo simbolico, l’umile storia dell’uomo di Nazareth e la sua regalità fattasi umile fino ad assumere su di sé la carne per dare compimento alla promessa della Salvezza.

Soprattutto questo indissolubile mistero di Dio che si fa uomo lo si può leggere nelle dita della mano destra sempre rappresentate, in questa tipologia iconografica, in atteggiamento benedicente. Infatti la posizione della mano ha un duplice significato simbolico: le tre dita unite simboleggiano la Santissima Trinità, mentre le altre due stanno ad indicare le due nature di Cristo, perché formano il monogramma greco di Cristo (Jesous Christos).

Anche lo sguardo apparentemente severo del Volto mette in risalto che il Verbo incarnato è l’immagine del Padre.

Il Libro della Vita, tenuto aperto nella sinistra, si colloca in significativa contrapposizione al rotolo sigillato frequentemente visibile nelle immagini della Madre di Dio con il Bambino.

Il Vangelo, su cui di norma, nei caratteri della lingua ecclesiastica dello slavo antico, si trova scritta la frase “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”, sta ad affermare che la Rivelazione di Dio Padre è avvenuta proprio in Cristo suo Figlio.

La tunica rossa, secondo una consolidata anche se non univoca chiave interpretativa, indica la regalità di Cristo (divinità), mentre il mantello blu la sua umanità.

Il volto, dipinto frontalmente come tutti i volti delle icone, che non sono quasi mai raffigurati di profilo se non nell’eventualità di personaggi secondari inseriti in scene più complesse, sta a significare che la Parola di Dio (che è Cristo stesso) deve essere accolta “faccia a faccia con tutti i nostri sensi: gli orecchi, sempre visibili, ascoltano la Parola di Dio; il naso ne sente il profumo; la bocca parla lodandola; le mani indicano anche la bellezza, bontà e verità e gli occhi contemplano il suo mistero” (Guillem Ramos Poquì, Come si dipinge un’icona – Ed. Piemme 1991).

L’oro nelle icone rappresenta la luce pura, il paradiso, e separa il mondo sacro (l’icona è luogo della santità di Dio), in cui già dimorano i personaggi raffigurati, dal mondo profano, che per esse è condotto ad affacciarsi sul Mistero.

Il Cristo Pantocratore è raffigurato nei ricchi mosaici dorati che decorano le più grandi chiese ortodosse, come la Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (trasformata in moschea dopo la conquista turca del 1453 e successivamente in museo per volere di Ataturk); inoltre è un soggetto tipico delle icone.

In Italia si trovano mosaici di scuola bizantina con raffigurazioni del Cristo Pantocratore nelle chiese arabo-normanne siciliane (cappella Palatina di Palermo, duomo di Monreale, cattedrale di Cefalù, duomo di Messina).

 

Altri esempi nelle chiese ravennati (chiesa di San Vitale) e in altre come la Cattedrale di Pisa, il Duomo di Cremona, l’abbazia di Novalesa (Torino), la chiesa di Santa Maria foris portas a Castelseprio e la basilica di San Marco (Venezia).

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L’icona del Cristo Pantocrator, che, nel caso specifico, rappresenta Cristo in maestà, il Pantocrator appunto, l’Onnipotente.

Il suo volto, tuttavia, non ha nulla di terribile; il suo sguardo, anche se non si rivolge direttamente al fedele, è improntato alla misericordia.

Colui che recita le sue preghiere davanti a questa icona ha la sensazione di essere ascoltato, come se le sue inquietudini e i suoi problemi fossero accolti e consolati.

E’ il segno tangibile dell’amore di Dio il quale, diventato uomo, ha preso su di sé il fardello di dolore che tormenta ciascuno nel suo cammino terreno: è lui, Dio incarnato, che riesce a comprendere e a consolare ciò che agita l’anima di ognuno.

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