Che cosa è una Icona

Icona: Arte Sacra, non arte religiosa

Dal IV secolo, fino a Giotto, l’icona è stata l’arte cristiana comune a tutti i popoli. La parola “icona”, nell’uso liturgico e domestico, ha un significato ben preciso e indica un genere figurativo realizzato con colori o tessere di  mosaico: rappresenta, su legno, lino o pietra, l’immagine del volto di Cristo o della Madre di Dio, figure di angeli, apostoli e santi, episodi del Vangelo e della storia della Chiesa. Queste raffigurazioni si presentano in odo incisivo, vivo ed immediato e aprono la via a una comunione spirituale.

                                                                                                                                                                                  La Trinità. Andrej Rublev. Galleria Tretjakov, Mosca

Dopo Giotto, in Occidente, le norme canoniche di composizione furono sostituite dalle libere invenzioni dell’artista, invece, l’apologia dell’Icona che troviamo presso i Padri e i Concili è la versione di un ragionamento che giustifica tutta l’arte sacra autentica: l’arte sacra non imita il mondo visibile, materiale e tanto meno è occasione per esibire sentimenti e giudizi personali dell’artista. Essa esiste per rendere visibili gli archetipi trascendenti che altrimenti resterebbero senza espressione. Le icone sono quindi emanazioni formali, proiezioni nel mondo sensibile di prototipi celesti. Non sono raffigurazioni realistiche senza espressione. Le icone sono quindi emanazioni formali, proiezioni nel mondo sensibile di prototipi celesti. Non sono raffigurazioni realistiche ma simboliche. Le icone non vogliono mai rappresentare la natura; le raffigurazioni religiose realistiche non hanno valore di immagine miracolosa: in questi casi si parla non di icone, ma di quadri religiosi. Mentre il quadro si rivela, allo spettatore, normale, il fine dell’icona è aiutare la preghiera del credete. Con L’icona si può parlare, ragionare, gridare, piangere, gioire e tacere. Tutto viene accolto e trasfigurato nel mistero: così nasce una cultura rispettosa di ogni peculiarità sia personale che nazionale.  Il segreto dell’arte iconografica sta nel fatto che essa rende manifeste e visibili quelle verità salvifiche della fede che la Chiesa santa, universale ed apostolica professa nella propria dottrina.

Dio non ha forma, né dimensione, né colore, né volume. Dio per rivelarsi ” per raccontarsi” si è dato un’ Immagine, l’Icona.  Dicono i Padri “l’Icona è il visibile dell’Invisibile”

Di Cristo

Cristo il Salvatore. Russia, inizio del 1800

Nelle icone di Cristo appaiono sempre ai lati delle immagini le scritte che Lo identificano: IC XC (Gesù Cristo). Secondo le regole un’altra iscrizione è espressa con tre lettere greche nell’aureola crocifera: Colui che è, il Nome con il quale Dio si presenta a Mosè sul monte Sinai. Le vesti del Salvatore presentano colori di significato simbolico profondo che esprimono il dogma fondamentale che a causa dell’incarnazione, la Natura Divina, rappresentata dal colore rosso, si è 2rivestita2 della natura umana, il blu. L’oro del nimbo è il simbolo della Luce Divina, in cui è immerso il “Cristo-Uomo”

Mandillon - Il volto Sacro o Salvatore Acheropita (non dipinto da mano umana). Il Mandillon è considerato dalla tradizione ortodossa come il vero ritratto storico ed autentico di Cristo, un’ immagine di cui si hanno cenni fin dal IV secolo. E’ considerato quindi in assoluto la prima icona “forgiata” da Cristo stesso.

Cristo Pantocrator, Signore dell’universo. Il Pantocrator “Colui che sostiene in sé l’essere” esprime l’epifania del Dio Trascendente che ha assunto fattezze umane. Cristo appare come “Colui che dà vita  all’essere”, il  Signore della vita, l’Onnipotente, il Rex Mundi, raffigurano per lo più a mezzo busto, con la mano destra benedicente, mentre alla sinistra regge un libro aperto simbolo della Sua Legge. 

Cristo il Salvatore. Le rappresentazioni iconografiche più vicine al Mandillon sono le Icone in cui appare dominante solo il Volto del Salvatore. Lo sguardo maestoso e profondo di questo Cristo ricorda altri “Pantocrator” dell’iconografia bizantina, sia di altre scuole periferiche dell’impero d’oriente.

Deesis. Significa preghiera, supplica. Rappresentazione iconografica che vede Cristo in Trono circondato dalla Vergine e da San Giovanni Battista, da Angeli e da Santi. E’ la composizione centrale dell’iconostasi nel tempio bizantino.

Della Madre di Dio 

Madre di Dio di Vladimir. Russia Scuola di M’Stera del 1700

Tre grandi prototipi di icone della Madre di Dio sono attribuiti alla mano dell’Evangelista Luca. Secondo la leggenda popolare egli dipinse quando Maria era ancora in vita. Pur non essendoci fonti attendibili che dimostrino questo, è comunque l’unico degli Evangelisti a trasmetterci molti particolari sulla Madre di Dio.

Due immagini rappresentano la Madre ed il Bambino Gesù, e sono conosciute con i nome di “Odighitri” e “Eleusa” (Madre di Dio della tenerezza);la terza, senza il Figlio, prende il nome di “Vergine Orante”. Ai tre prototipi fondamentali,  l’Ortodossia ne aggiunge un quarto che intitola “Madre di Dio in trono”. Da questi quattro tipi iconografici deriveranno in Russia più di 250 temi mariani, indicati con titoli che si rifanno ai luoghi della loro apparizione o ai miracoli riconosciuti. In tutte le raffigurazioni sul capo e sulle spalle della Vergine sono rappresentate tradizionalmente tre stelle, antichissimo simbolo siriaco della triplice perpetua verginità di Maria(prima, durante e dopo il parto), che indicano nello stesso tempo il segno della croce e della Trinità. Nelle icone mariane l’identificazione generale della Madre di Dio è data dall’iscrizione greca “Sacri Nomi” MP OY (Madre di Dio)

Come una visione sfolgorante, straripante di luce si mostra l’Icona….! L’Icona è una finestra sul Divino, sull’eternità.(P.Florenskiy) 

Degli Angeli…

Arcangelo Gabriele.Russia, Scuola di Palek, fine del 1700

Gli angeli occupano una posizione importante nelle composizioni iconografiche: sono le Creature incorporee che fanno da ponta tra Cielo e Terra e sono i rappresentanti del Vecchio Testamento. A volte Dio stesso si manifesta agli uomini prendendo le sembianze di queste Creature, come si tramanda l’Antico Testamento nell’episodio della visita ad Abramo e Sara da parte dei tre Messaggeri Divini di identico aspetto. La Chiesa Ortodossa divide in tre gruppi principali la raffigurazione angelica: il Serafino, che con le sue ali copre tutto il corpo lasciando visibile solo il volto; il Cherubino con quattro ali e l’Angelo Custode, che è venerato nell’ intimità della famiglia. L’Angelo è considerato la Creatura Celeste più vicina all’uomo, che lo accompagna fino al giorno del trapasso. In Russia, a partire dal XVII secolo, è usanza rappresentarlo anche nei bordi delle icone, dove sono dipinti i Santi Protettori. L’Angelo Custode è sempre presente nelle composizioni delle icone denominate “Icone di Famiglia”.

…e dei Santi

San Giorgio uccide il drago. Russia, Scuola di M’Stera, fine del 1700

Le icone di Santi rimandano a Cristo, questa è la ragione per cui in esse troviamo sempre un’indicazione della Sua Presenza: una mano di Dio Padre, il Cristo Pantocrator, la Trinità o pergamene con passi del Vangelo. I Santi sono identificabili dalle iscrizioni, ma anche dalla fisionomia; le vesti ed altri attributi, come per esempio la croce dei Martiri, li collocano in un aspecifica categoria. Sono i Patriarchi, Profeti, Apostoli, Vescovi, Padri della Chiesa, Martiri, Santi guerrieri, eremiti, monaci e Sovrani. Lo scopo dell’icona di un Santo è quella di essere, per il credente, un esempio da seguire, un monito, una ammonizione, un sostegno o un aiuto. Le icone più antiche raffigurano uno, due o tre Santi al massimo. In qualche icona il Santo viene rappresentato nel centro della tavola e incorniciato da scene della sua vita. Anche i Santi Protettori hanno una collaborazione particolare nell’iconografia, spesso infatti sui bordi delle icone vengono aggiunte le figure di uno o più Santi. La scelta non è casuale: i personaggi da raffigurare con i Protettori del destinatario dell’opera. 

Delle Feste…

Natività di Gesù. Russia, Scuola di Palek, inizio del 1700

L’anno liturgico bizantino, che comincia il 1°settembre, è complesso e ogni icona ha una collocazione precisa nel quadro dell’anno. Per la Chiesa Orientale l’icona è la massima espressione del culto e completa i testi della liturgia. Le icone delle Feste rappresentano eventi dell’Antico Testamento, con scene della vita della Madre di Dio e di Cristo. Nelle Chiese Ortodosse le rappresentazioni delle Feste sono dipinte su singole tavole e collocate nell’iconostasi , dove si trovano nell’ordine sopra la Deesis. Durante l’ufficio della vigilia della Festa, il sacerdote pone la Sacra Tavola (della Festa) su un leggio che si trova nel centro della chiesa di fronte all’iconostasi, dove può essere venerata dai fedeli. Per la Chiesa e i credenti la Resurrezione di Cristo è considerata la Festa delle Feste. 

… e Menologi

Menologio di Luglio. Russia, Scuola di M’Stera, inizio 1800 

Il termine Menologio deriva da Mineja, in greco mese ed indica un libro liturgico che contiene inni, preghiere, invocazioni, dispensate a ciascun Santo per ogni giorno dell’anno. Il principio sotteso è quello del calendario. Le icone più antiche con la iconologia sono state rintracciate nella zona del Sinai, all’interno del Monastero di Santa Caterina databile all’anno mille. La liturgia viene trasportata in immagini ripartiti secondo l’arco temporale scelto. In particolare vi è una suddivisione in Menologion, annuali, Synaxarion, mensili, ma anche quindicinali e settimanali. All’interno di ogni spazio si affollano i santi e le feste e sono riconoscibili per i particolari delle vesti e delle scritte esplicative che spesso li distinguono. In genere venivano messi su un leggio all’interno della chiesa ortodossa affinché i credenti, molto spesso analfabeti, riconoscessero il santo o i santi del giorno.  

Icone metalliche, da viaggio…

Trinità dell’Antico Testamento. Russia, metà sec.1700. Bronzo dorato con smalti. 

Le icone di metallo si diffusero in Russia dal XV secolo: di piccole dimensioni, di peso modesto, in breve tempo divennero le icone popolari per eccellenza e non c’era famiglia che non ne possedesse almeno un esemplare. La sua rapida diffusione fu dovuta al basso costo, essendo prodotte in serie con la tecnica della fusione in stampi: i metalli usati furono, fino al XVII secolo, il bronzo ed il rame: dal ’700 in poi anche l’ottone, e l’argento per esemplari più pregiati. L’icona lignea rimaneva riservata alle classi sociali più elevate. Più resistente all’usura e ai danni, l’icona metallica divenne per antonomasia icona da viaggio. Il credente poteva non separarsi mai dall’immagine venerata, anche in viaggio, negli spostamenti: aveva anzi il confort di una benefica protezione. Anche le icone su tavola di dimensione molto piccole (in russo Obrasok) venivano indicate come icone da viaggio o da tasca. I soggetti e i canoni iconografici delle icone metalliche non si discostavano da quelli delle icone lignee: le dimensioni sono invece più ridotte. Per la solidità del materiale, furono possibili fin dall’inizio varianti formali e strutturali, non consentite sulle icone di legno che, salvo casi eccezionali, sono una tavola unica di forma rettangolare. Le icone metalliche, invece, danno luogo a produzioni distinte, conforme differenziate: croci da pettorale da processione, tavole singole, dittici, trittici, quadrittici.