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Arte Sacra, Arte Vera, Arte Divina

 

 

L’icona lega ciò che è terremo alle sue origini celesti, ma conserva al Divino tutta la sua trascendenza. “Dio è presente, ma non definito: rimane tutto il Mistero”

Nell’Icona, come riafferma il Concilio di Nicea, Dio, nella sua natura, non è rappresentabile: se le linee rimandano all’infinito, la raffigurazione dei volti richiama l’indicibile che è dentro le cose e le fa essere dall’interno, quelle che sono.

Le Madonne di Tiziano, Raffaello, Leonardo, in questo senso, non sono certamente Icone. Se si eliminassero le aureole, potrebbero essere semplicemente delle belle donne; il richiamo al Mistero è estrinseco al volto. L’Icona della Vergine, invece, potrebbe anche non avere alcun segno esterno per qualificarLa, ma apparirebbero immediatamente come la raffigurazione della Madre di Dio.

Così il volto di Cristo, ma anche i volti dei Santi, sono volti trasfigurati dalla contemplazione, immagini che rivelano la somiglianza con il Creatore e portano alla luce la struttura più radicale del cuore umano fatto ad “immagine e somiglianza di Dio”,  dove l’immagine non è qualcosa che si aggiunge dall’esterno a contemplare una realtà preesistente, ma la verità e la struttura stessa dell’essere.

La Madre di Dio, il volto di Cristo non hanno età, non appartengono ad una nazionalità, ad un tipo umano, sono volti divinizzati; immersi nel mistero sono volti che non si possono definire. Però, il volto dell’Icona non è un volto astratto. Come sosteneva San Niceforo I, patriarca di Costantinopoli nella lotta contro gli iconoclasti, che ammettevano solo simboli e non immagini, “Cristo non ha assunto una umanità astratta, ma la nostra umanità nella Sua concretezza”.

L’Icona permette l’esaltazione dell’umano e la venerazione del Divino. “L’Icona è miracolosa perché nasce dal miracolo della sinergia: l’energia umana compenetrata dall’energia divina”

Sendler diceva che “L’Icona non è una semplice immagine, ma una partecipazione all’incarnazione di Cristo”. Essa è taumaturgica nel senso bizantino del termine: cioè piena di presenza.

Il fatto che anticamente gli iconografi fossero monaci benedetti e consacrati dalla Chiesa per “scrivere” l’Icona, sta a testimoniare che l’arte dell’Icona stessa è un’arte Divino-umana.

Le regole del Concilio dei Cento Capitoli ordinano “di lavorare con timor di Dio poiché l’Icona è Arte Divina.

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