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Appunti di un viaggio nel tempo

 

L’ arte della Santa Russia non è soltanto l’ espressione di una tradizione ecclesiale, ma il frutto di una straordinaria sintesi di una cultura nazionale e mondiale. Con una singolare profondità e perfezione artistica l’iconografia russa espresse gli ideali spirituali dell’ anima russa.
La pittura russa antica è una delle più importanti realizzazioni della cultura nazionale russa. Essa ha espresso con straordinaria profondità e perfezione gli ideali spirituali e la grande fede del popolo russo. La cultura russa cristiana ha una storia più che millenaria e l’icona vi occupa uno dei posti fondamentali.

Caratteristiche della pittura sacra russa sono: l’incantevole bellezza , il profondo significato delle immagini e l’intensa energia spirituale che esse emanano. L’arte della Russia antica è sostanzialmente sacra ed è compresa nei secoli X-XVII. Con la conversione della Russia al cristianesimo (fine sec. X), divenuto religione di stato, si adottarono i modelli della cultura bizantina, che erano altamente evoluti nel mondo feudale europeo. Con una singolare profondità e perfezione artistica espresse gli ideali spirituali dell’ anima Russa.

L’arte delle Icone in Russia inizia intorno all’ anno 1000 sotto il principe Vladimir, il quale nel 988 si fece battezzare con rito cristiano. Lo seguirono numerose tribù slave che in seguito aderirono allo stato forte e potente della Rus’ di Kiev. La base teologica dell’ icona pervenne da Bisanzio, che aveva trasmesso il senso dell’ importanza del messaggio iconografico: ciò che la parola comunica attraverso l’ udito, la pittura lo dimostra silenziosamente.

Nel X secolo l’impero bizantino formulò i fondamentali canoni dell’ arte ortodossa, cristallizzati in eccellenti forme artistiche. tale iconografia fu ereditata dalla Rus’ di Kiev come dono e nello stesso tempo come fonte infinita di immagini sacre. Gli ambasciatori mandati dal principe Vladimir, in tutte le parti del mondo, proponevano di rinunciare al politeismo pagano e accettare la vera fede. Ma le norme della fede maomettana (Islam), di quella romana (il futuro cattolicesimo) e del giudaismo furono respinte dal principe russo: “Andatevene, esclamò Vladimir, e tornate sulle vostre terre da dove venite; i nostri padri non vi accettano” leggiamo nella “cronaca degli anni passati”. Invece il discorso di un filosofo greco lasciò nel suo cuore tracce indelebili. L’ oratore gli spiegò non solo perché Dio viene nel mondo e abita in mezzo a noi, ma interpretò il significato del venturo Giudizio Universale e gli mostrò l’icona con la rispettiva immagine solenne e drammatica dell’ atto finale della storia umana. Il racconto di dieci rinomati Savi, tornati dal lungo viaggio per il mondo, sul rito in un tempio greco, lo colpì profondamente: “Non riuscivamo a capire se eravamo sulla terra o sui cieli, non potevamo sapere che esistesse una tale spettacolo di così grande bellezza; ma eravamo certi che Dio stava tra la gente. Tale funzione era la migliore che avessimo mai visto prima”, raccontavano i Savi. Si trattava della testimonianza artistico-religiosa, delle tradizioni di Bisanzio e del concetto dell’ incarnazione divina nella bellezza del tempio.

Le città in cui si concentra l’attività degli iconografi sono Vladimir, Kiev e soprattutto Novgorod (la “Firenze russa”). In particolare Novgorod, rimasta relativamente libera dal giogo tataro, si sviluppa una scuola nazionale iconografica che progressivamente si rende indipendente dai canoni bizantini, pur senza metterne in discussione la concezione della luce, della prospettiva, delle proporzioni. L’ icona russa cercava di personificare la sontuosa magnificenza del mondo, la sua bellezza ideale.

I metropoliti greci portarono in Russa i primi testi sacri, le icone, gli abiti vescovili riccamente ornati che diedero inizio alle prime immagini russe. esiste una tradizione di chiamare le più venerate e antiche icone Korsunkije o greche.
Korsun – il nome russo della città di Hersones, in Crimea, in cui il principe Vladimir abbracciò il cristianesimo. L’ immagine di Cristo e dei santi del Pantheon ortodosso iniziarono il loro ingresso nei templi, nei palazzi principeschi, nelle case dei nuovi cristiani. Queste immagini svelarono il mistero e l’ importanza della presenza del Salvatore nel mondo.
Tra le icone più diffuse vi erano le immagini della Bogomater o Bogoròditsa (madre di Dio), che occupavano il posto d’ onore nella vita spirituale della antica Rus’. Il popolo venerava l’ immagine di Bogomater, Regina dei cieli, Protettrice delle terre russe. La storia dell’ antica russa, da oltre mille anni , venera migliaia di immagini di Bogoròditsa. Tanti templi e tanti monasteri furono consacrati in suo onore.
Tra i santi più venerati in Russia vi è San Nicola di Myra, difensore davanti a Dio della fede cristiana, protettore dei dolenti e dei viaggiatori. In Russia non esistevano città o villaggio che non avesse una chiesa in suo onore o con un immagine del santo prediletto. L’adorazione di San Nicola era talmente forte e di pari intensità di venerazione della Bogomater e di Cristo. Ne testimoniano numerose icone e persino detti e proverbi popolari, che trasmettono in pieno la fede incrollabile in San Nicola. Si dice: “Prega San Nicola e lui lo dirà al Salvatore”.
Il fiorire dell’ arte iconografica russa si verifica nei secoli XIV e XV, poco prima del crollo definitivo dell’ impero bizantino, nei secoli dei grandi santi russi, nell’ epoca in cui la Russia si raccoglie intorno al monastero di San Sergio e risorge dalle rovine delle invasioni tatare.
La pittura russa raggiunge il suo massimo splendore fra il 1350 e il 1450. Nel XIV secolo sia negli affreschi che nelle icone gli artisti riuscirono ad emanciparsi dai canoni bizantini, creando una pittura tipicamente russa. Bisanzio resterà sempre fonte di ispirazione, ma appariranno degli elementi nazionali completamente estranei alla tradizione bizantina.
Ciò sostanzialmente avviene sulla base di tre fattori: lo sviluppo politico-civile della Russia ortodossa e nazionalista, che ritrova fiducia nelle proprie tradizioni; la spiritualità dei grandi asceti russi, unitisi soprattutto attorno al monastero della S. Trinità e di San Sergio di Radonez (1313-92), il quale era chiaramente favorevole ad una riscossa militare antimongola (non dimentichiamoci che tutti i maggiori iconografi erano monaci); l’ arrivo in Russia da Bisanzio di un pittore, Teofane il Greco, le cui notevoli capacità artistiche fecero scuola agli iconografi russi, tra cui Rublev.

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