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Pavel Aleksandrovič Florenskij (Yevlax 9-1-1882 – Leningrado 8-12-1937)

« Caro Kirill, […] la mia unica speranza è che tutto ciò che si fa rimane: spero che un giorno, in qualche modo pur a me sconosciuto, sarete ricompensati di tutto ciò che ho tolto a voi, miei cari. Se non fosse per voi, rimarrei in silenzio. “
(Pavel Aleksandrovič Florenskij, Non dimenticatemi, 1935)

Fu figura di mistico, filosofo, matematico, fisico, teologo e teorico dell’arte. A partire dal 1991, in seguito all’apertura degli archivi del KGB, l’editoria, la critica e la ricerca hanno riscoperto il suo contributo alla letteratura e alla filosofia contemporanea, evidenziandone la vasta gamma di implicazioni, che si muovono dal campo strettamente teologico alla filosofia della scienza. Irriducibile, difficilmente etichettabile sotto una disciplina e un pensiero sistematico e preconcetto, si deve all’editoria italiana la sua prima traduzione mondiale (La colonna e il fondamento della Verità, 1974) grazie a Elémire Zolla e Pietro Modesto. Morì fucilato per ordine del regime sovietico l’8 dicembre 1937. Fu padre del geologo e astronomo Kirill Pavlovič Florenskij.
Dall’Azerbaigian all’Università di Mosca

« Non è possibile il minimo dubbio riguardo a quanto è detto giustamente della vita eterna nell’Apocalisse di Giovanni: “Non vi sarà più notte; non hanno più bisogno né della luce della lampada, né di quella del sole, perché il Signore Iddio splenderà su di loro” (22,5). Questo non si può intendere se non della luce vera sensibile con la quale saranno illuminati gli occhi dei beati. »
(Pavel Aleksandrovič Florenskij, La colonna e il fondamento della Verità, 1914)

Florenskij nasce entro i confini dell’attuale Azerbaigian: è il 9 (21) gennaio del 1882. È primogenito tra i fratelli e le sorelle Julija, Elizaveta, Aleksandr, Ol’ga, Raisa, Andrej. L’autunno successivo, al seguito della famiglia (il padre, Aleksandr Ivanovič, ingegnere, lavora alla strada militare Batumi-Achalcych, tratta locale della ferrovia transcaucasica; la madre Ol’ga Pavlovna Saparova, è discendente di una nobile e colta famiglia armena) si trasferisce a Tbilisi, dove porta a compimento la formazione primaria e gli studi ginnasiali. La famiglia Florenskij abiterà a lungo in Georgia, dalla quale il giovane Pavel si allontanerà solo al compimento dei 18 anni, per poi raggiungere l’Università di Mosca. Nel 1892 si prepara all’inizio degli studi secondari nel ginnasio di Tiflis.

Questi sono anche gli anni dei primi viaggi, dei primi contatti con l’Oriente sterminato e con le città occidentali. Nel 1899 ha diciassette anni. Sono i mesi della prima crisi spirituale del giovane studente. Ha letto La confessione di Lev Nikolaevič Tolstoj, e ne raccoglie la provocazione: il romanziere segnava quel lavoro con una seconda nascita, la sua conversione al cristianesimo.
La rivista Niva portava avanti, dal marzo di quell’anno, la pubblicazione di Resurrezione, alla quale Tolstoj continuava a lavorare. Terminava pochi mesi prima lo scritto Cos’è l’arte?, intrapreso attraverso molteplici ripensamenti nella primavera del 1889. Florenskij scrive al vecchio Tolstoj una lettera severa e appassionata, che con molte probabilità non gli verrà mai recapitata.

A Mosca, oltre a compiere i propri studi presso la Facoltà di Matematica, subendo attivamente l’influenza di N.V. Bugaev (1837 – 1903), il giovane Florenskij segue inoltre i seminari di filosofia antica di N.S. Trubeckoj e L.M. Lopatin, recandosi alla facoltà di Storia e Filosofia. Il 1903 è l’anno segnato dalla morte di un maestro in matematica, ed è anche l’anno in cui Florenskij stringe una rilevante amicizia con il poeta Andrej Belyj[2]: Andrej si laurea durante quei mesi, Pavel lo segue in quel risultato durante l’anno successivo, nel 1904, con una tesi sintomatica dei suoi interessi scientifici e delle sue sensibilità filosofiche: Sulle caratteristiche delle curve piane come luoghi di violazione del principio di discontinuità.
N.V. Bugaev veniva considerato come uno dei maggiori matematici russi di fine secolo, presidente della Società Matematica di Mosca, fondatore dell’aritmetologia come teoria delle funzioni discontinue: alla sua morte, sarà Pavel Florenskij a venire incaricato della riorganizzazione della biblioteca.

 

 

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