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Le icone sono taumaturgiche..

 

Le icone per essere tali devono rispondere a canoni ben precisi, dettati e scritti dalla Chiesa; devono essere scritte dagli iconografi scelti dalla Chiesa e devono essere consacrate; da quel momento diventano Sacre e Sante.Cosa vuol dire Icona taumaturgica? Quale è il significato più profondo?

La taumaturgia (parola formata a partire dal greco θαῦμα thaûma, tema thaumat-, meraviglia, prodigio – e ἔργον érgon – azione, opera) è un ramo della religione che si occupa dei prodigi e dei miracoli.

Alcuni preferiscono distinguere la taumaturgia dalla teurgia che si occupa dei miracoli in senso stretto, cioè prodigi a carattere religioso e non magico, cioè la capacità di compiere miracoli.

Per cui l’icona, oltre che fare miracoli, viene riconosciuta taumaturgica soprattuto per un’azione meravigliosa, straordinaria, prodigiosa che porta in se. Questo è il concetto bizantino relativo alle antiche icone.

Le icone agiscono come segnali che indicano la presenza e l’immediatezza di ciò che è rappresentato. Le icone presentano, a chi guarda, un modo di essere in relazione con ciò che significano.

Per meglio comprendere si può fare un paragone semplice. Quando noi guardiamo la televisione noi vediamo il presentatore che è lì, davanti a noi, vicino a noi, ma lui è realmente da un’altra parte. Così anche per le icone; davanti a noi sta la presenza del Cristo (esempio), ma Lui è realmente da un’altra parte.

È proprio questa intimità che molti trovarono preoccupante. La controversia iconoclasta nella Nuova Roma sul Bosforo, durata quasi un secolo (726-87 e 815-43), era centrata sul sospetto che chi guardava l’icona poteva fondere la realtà del rappresentato con la sua rappresentazione, arrivando ad adorare la sua sostanza materiale. Se l’iconoclastia era resistente, tanto più lo era la venerazione delle icone.

L’ispirazione a rappresentare le cose celesti non è quella di realizzare immagini che servono come dèi o come mediatori tra Dio e gli uomini. È quella di glorificare colui nel quale Dio si è fatto tangibile come “splendore della sua gloria”. Da un lato vi è un’autentica attività dello spettatore. D’altra parte, il compito di difendere la riverenza verso le icone.

Le icone sacre sono chiamate così a causa di colui di cui proclamano la divinità. Questo è vero per tutte le icone sacre, sia che il loro soggetto siano santi, angeli o eventi. Ogni icona testimonia la realtà del nostro Liberatore incarnato. Ogni icona ripete la risposta di Simon Pietro alla domanda di Gesù, “tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
Quando si onorano le immagini di figure sante non c’è distanza di tempo e di luogo tra le persone che vedono e le persone vedute, solo la certezza della presenza viva e l’incoraggiamento di coloro che “hanno combattuto la buona battaglia e hanno ricevuto le loro corone”.
Le icone generano un desiderio nell’anima delle persone che le guardano per emulare l’esempio di coloro che con le loro vite sante hanno reso tangibilmente pubblica la presenza di colui che attira tutti gli uomini a sé.

San Basilio fa un’analogia toccante sul ruolo che le immagini ricoprono come strumento per trasformare il cuore seguendo gli esempi di rettitudine raffigurati nell’arte sacra delle icone. “Sia i pittori di parole sia i pittori di immagini illustrano il valore in battaglia; i primi con l’arte della retorica; i secondi con un uso sapiente del pennello, ed entrambi incoraggiano tutti a essere coraggiosi. Un resoconto parlato edifica l’orecchio, mentre un quadro silenzioso induce l’imitazione.”

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