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L’arte dell’icona

 

“…Se si vuole immaginare la decorazione murale dell’inferno, certa arte contemporanea risponde al compito. L’uomo “prudente” biblico, che Lutero traduce in colui che aggrinza il naso, ha fatto della sua esistenza la professione amara di beffarsi dell’essere.

…Tra i diversi tentativi filosofici possibili, la concezione sofiologica è la più adatta a definire la natura dell’arte astratta.

… – Giuro alla Natura che non la rappresenterò mai più – dichiara Kupka. Kandinskij e Paul Klee possono raggiungere una grande musicalità semplicemente perché hanno del genio, ma l’uomo che osserva le loro opere non è mai accolto in quel mondo in cui ogni presenza e ogni volto sono devastati.

…L’occhio può ascoltare anche le voci del silenzio, ma l’assenza colorata non fa che distrarre e infine stancare. Si può forse entrare in comunione, abbozzare un gesto di tenerezza per una di quelle donne dipinte da Picasso e che il p. Serghieij Bulgakov chiamava cadaveri della bellezza? Si può sentire il desiderio di pregare davanti al Quadrato nero di Malevic?

…Il bello non è solo ciò che piace; oltre ad essere una festa per gli occhi, il bello nutre lo spirito e lo illumina. Le esposizioni mostrano che le forme moderne non sopravvivono. Quanto più la forma è vuota di contenuto sensato tanto più è illimitata nelle sue combinazioni. L‘illimitato delle espressioni dell’arte astratta mostra il terribile restringimento, il limite d’anima, perché l’illimitato nei limiti del mondo chiuso non trascende veramente niente. È l’arte della Porta chiusa.

…Nel suo valore proprio di simbolo, l’icona supera l’arte, ma la spiega anche. Noi possiamo ammirare senza riserva le opere dei grandi maestri di tutti i secoli e farne il vertice dell’arte. L’icona si terrà un poco a parte, come la Bibbia si collocherà al di sopra della letteratura e della poesia universale. Salvo alcune eccezioni, l’arte pura e semplice sarà formalmente più perfetta dell’arte degli iconografi, proprio perché quest’ultima non cerca quella perfezione. Anzi il suo eccesso nuocerebbe all’icona, rischierebbe di decentrare lo sguardo interiore dalla rivelazione del Mistero…La bellezza di un’icona è in equilibrio gerarchico estremamente esigente. Al di sotto di un certo limite non è che un semplice disegno; al di sopra e a seconda del genio contemplativo dell’iconografo, l’icona irradia la rigorosa bellezza conforme al suo soggetto, a Colui che è  Dio dei pittori e di ciò che è al di sopra dei cieli, secondo le parole di S. Basilio.

…L’arte dell’icona non è autonoma, è inclusa nel Mistero liturgico e rifulge di presenze sacramentali. Essa fa sua una certa astrazione; si potrebbe dire una certa transfigurazione. Nella sua libertà di composizione, essa dispone a suo piacimento gli elementi di questo mondo nella loro totale sottomissione allo spirituale.Essa può rappresentare la Vergine con tre braccia, far camminare un martire che tiene tra le mani la propria testa, dare ad un folle in Cristo i tratti di un cane, mettere il cranio di Adamo ai piedi della Croce, personificare il cosmo sotto la figura di un vecchio re e il Giordano in quella di un peccatore, capovolgere la prospettiva e far culminate in un solo punto tutti i tempi e tutti gli spazi. Qui la luce serve da materia colorante per l’icona, la fa luminosa per se stessa, ciò che rende inutile ogni altra luce, come nella città Celeste dell’Apocalisse.

Senza che si possa provarlo, è evidente che l’arte astratta ha origine nell’iconografia ortodossa, negli arabeschi musulmani, nel trascendentale… Certamente la bellezza fu universalmente prostituita e la contemplazione desacralizzata.

…La liturgia c’insegna oggi più che ieri che l’arte si decompone non perché è figlia del suo secolo, ma perché è refrattaria alle sue funzioni sacerdotali: fare l’arte teofanica, nel cuore delle speranze deluse e sepolte, porre l’icona, l’Angelo della Presenza, come veste variopinta di tutti i colori, Bellezza sofianica della Chiesa. Il suo volto è umano: da una parte è il Volto Santo del Dio-Uomo e, dall’altra, è la Donna rivestita di sole, “Gioia di tutte le gioie”, “quella che combatte ogni tristezza” e sprigiona tenerezza senza declino.

da: TEOLOGIA DELLA BELLEZZA – L’arte dell’icona – Pavel Evdokimov

(Fine)

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