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L’arte dell’icona

 

“…Già Dostoevskij profetizzava che l’uomo perderebbe anche la sua forma esteriore se perdesse la fede nella integrazione divina. Un tempo i grandi maestri, toccando una qualsiasi particella dell’essere, davano il sentimento di tenere tra le mani il mondo palpitante di vita nella sua totalità. Adesso su pannelli immensi il mondo si restringe alla povertà di alcuni frammenti.

Osserviamo la celebre Barbara di bronzo di Jacques Lipchitz. Essa non ha epidermide, ciò che si vede corrisponde ad un volto, ma non gli somiglia affatto. Lo scultore si è collocato all’interno di Barbara e trasmette delle sensazioni interne. Egli trasferisce in immagine visiva l’impressione cinestetica…È un’arte cerebrale che non cerca un senso, o il mistero del destino, ma la funzione, il rapporto, la dipendenza.

Così lo scultore Henry Moore si occupa della proiezione di una sostanza in un’altra e si domanda che cosa diviene il corpo umano costruito in pietra. Simile è anche la pittura intra-atomica o la mistica corpuscolare di Salvador Dali’ o di Francis Picabia.

Kandinskij, Malevic, Kupka, Mondrian seguono l’augurio di Mallarme: “Prendere dalla musica le sue leggi e i suoi poteri.” Violoncellista dotato, Kandinskij chiama i suoi abbozzi composizioni. Kupka disegna Fuga in due colori e Cromatismo caldo. Paul Klee, musicista e compositore, persegue nella sua pittura delle metamorfosi in perpetue germinazioni liriche o esplosive…

Malevic cerca l’intensità suprema dell’assenza, con il suprematismo. Frank Kupka studia la teologia, impara l’ebraico per leggere la Bibbia e fa il medium nelle sedute di spiritismo. Seguace dell’orfismo, egli dipinge la Fuga in rosso e azzurro, e trasferisce le sue esperienze metafisiche mediante disegni geometrici e una affettività astratta.

In tutti questi artisti la pittura non figurativa non conosce che proporzioni e rapporti costruttivi…Kandinskij ha esposto questo misticismo esangue nel suo libro, molto debole filosoficamente, intitolato Lo spirituale nell’arte. Mondrian, membro della società di Teologia, calvinista olandese, cerca il trascendente nello stretto rapporto delle linee che s’incontrano ad angolo retto. InPaul Klee, più che negli altri, si sente la sete di penetrare la sfera pre-mondiale, il tohu’ wa’ bohu’, l’abisso senza forma ne’ contenuto di cui parla l’inizio della Bibbia, la potenzialità pura è ideale…S’indovina la tentazione demiurgica di presentire e d’immaginare un cosmo differente da quello che Dio ha creato. Così pure il surrealismo di Andre’ Breton, di Max Ernst, di Picabia, forza le porte dell’irrazionale…

Per Jawlenskij, amico di Kandinskij, l’arte esprime la nostalgia di Dio. La diagonale di Malevic, o il movimento delle linee che si tagliano ad angolo retto, si arrestano davanti al quadrato, segno geometrico ideale dell’Assoluto, secondo Mondrian.

Nei grandi fondatori dell’arte astratta il desiderio di penetrare dietro il velo del mondo reale è visibilmente di natura teosofica, occulta. “Al piano superiore – scrive Paul Klee – c’è il misterioso “…

Più inquietanti sono le forme dell’esistenzialismo artistico. L’inconscio sogna lo spazio curvo e la quarta dimensione… L’immaginazione inebriata delle sue possibilità illimitate introduce l’allucinazione e il delirio per giungere all’arte bruta di Dubuffet, all’arte primitiva dei malati mentali, agli incubi mistici di Hernandez, al bestiario di Kopac, ai fabbricatori chimerici di Giruad, al primitivismo assoluto. Tornano in mente le parole di Andre’ Gide: “L’arte nasce di costrizioni e muore di libertà”

La violenza sessuale ossessiona certi pittori come Goetz e Ossorio, o scultori come Pevsner, Arp, Stahly, Etienne Martin… l’illogicità di Max Ernst o di Dali’ sposa l’esattezza fotografica degli oggetti col cambiamento della loro funzione, per esempio ne l’orologio liquido. In Pollak e in tutta la scuola americana dell’Action Painting l’automatismo della velocità ha lo scopo di escludere la coscienza. I colori sono gettati sulla tela senza neanche che il pittore la tocchi per evitare ogni intenzione, anche inconscia.

Alla fine l’artista è in uno stato di completa prostrazione. La spontaneità impulsiva degli istinti rasenta il caos precosciente. Per una profanazione a quanto sembra voluta, i grandi pannelli di Bernard Buffet sono assai sintomatici. Il loro unico soggetto mostra degli uccelli mostruosi, dallo sguardo di una immobilità cadaverica che calpestano, nudo, il corpo femminile. Tutti i veli, anche anatomici, sono tolti, e le pose molto studiate raggiungono il limite della profanazione oscena del mistero dell’essere umano.

Davanti a questi pannelli, con il loro odore specifico di putrefazione, viene in mente un passo della Scala di S. Giovanni Climaco: “un santo, avendo visto la bellezza femminile ha pianto di gioia e ha cantato il Creatore…Un uomo così è già risorto prima della risurrezione di tutti”

 

da: TEOLOGIA DELLA BELLEZZA – L’arte dell’icona – Pavel Evdokimov

(continua)

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