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L’arte dell’icona

 

“L’impressionismo e l’espressionismo trasmettono le reazioni della retina o del sistema nervoso dell’artista. È una pittura del circostanziale, dell’occasionale interpretati emotivamente…Il cubismo, da parte sua, scompone l’unità viva nei suoi elementi geometrici e ricostruisce il quadro in modo cerebrale. Abbandona i giochi di luce e di colore e analizza l’oggetto come si presenta all’immaginazione…Il surrealismo derealizza il mondo e ad esso ne sovrappone un altro, inventato, fino a profilare un’aura sur-esistenziale. L’arte si emancipa da ogni canone, da ogni regola; quando è teurgica, evoca potenze magiche d’incantesimo, false trascendenze, veri e propri aborti metafisici. È la moda delle maschere negre, del potere trasportante della mescalina, delle contraffazioni del falso simbolismo occulto.

È la terribile libertà di ogni artista di rappresentare il mondo ad immagine della sua anima devastata, fino alla visione di un’immensa latrina dove brulicano mostri disarticolati. Ovunque si coglie la discontinuità dei ritmi irregolari, sincopati, la dissoluzione delle forme e la scomparsa del contenuto preciso, del soggetto, del volto, del senso delle parole in poesia o della melodia in musica.

Per la coscienza moderna, frantumata, l’oggetto non esiste nella sua forma unica, ma riveste molteplici aspetti. Prima di scomparire, l’oggetto s’impegna in un’ultima agonia, sembra contorto e convulso. Il contenuto delle cose e l’epidermide dei volti si decompongono, tutto è fatto a pezzi, atomizzato, disintegrato. La realtà così percepita riflette una coscienza anch’essa lacerata e a sua volta se ne penetra. L’uomo non è più padrone delle tendenze anarchiche della natura. Egli non ordina più con il suo spirito, ma le registra e le aggrava con il rifiuto d’intervenire.

…Le potenze irrazionali e demoniache si fanno avanti ed irrompono attraverso il mondo…Probabilmente è così che i demoni devono vedere il mondo in un’ottica occulta, vuotata dell’innaccessibile immagine di Dio. Il livellamento universale polverizza l’Unico, l’Idea, il Sacro, e li sostituisce con la magia di un movimento che gira vorticosamente su se stesso, decentrato.

L’arte non figurativa, informale, astratta, sopprime ogni supporto ontologico negando l’oggetto concreto. Non si tratta di una mela rossa, ma come del rossore in se stesso,una macchia colorata dove l’artista proietta un significato che lui solo comprende.

Da: TEOLOGIA DELLA BELLEZZA – L’arte dell’icona – Pavel Evdokimov

(continua – 2)

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