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Un valore aggiunto. La Bellezza – 2

Nell’antichità classica, aesthetica (dal greco aisthesis, sensazione, è lo studio di tutto ciò che comprende l’ambito sensitivo e percettivo dell’umano godimento), era la disciplina in base alla quale si stabilivano alcuni criteri per definire il concetto di Bellezza; questi erano: la misura, l’ordine, la proporzione, la simmetria e l’armonia.

Se concentriamo la nostra attenzione sull’arte liturgica, che è l’Icona, dovremmo definire l’estetica dell’Icona come “contemplatio simbolica per signa”, cioè una contemplazione che produce simbolo, ossia unione e partecipazione al Trascendente avvalendosi di segni quali il disegno, i colori, la gestualità, la composizione, ecc. Questo concetto, complesso ed articolato, è la Bellezza che produce bellezza.

L’unione e la partecipazione di questa simbologia, formano il bello, cioè la perfezione dei rapporti; per cui misura, ordine, proporzione, simmetria e tutto ciò che ha un significato fondamentale si fonde in un equilibrio che determina Armonia, espressa in una forma che produce una sensazione particolare il cui effetto è la Pace. Questa nuova sintesi si immerge in un concetto chiamato “Il Tutto rivelativo”. L’Icona ha il compito di rappresentare questa Bellezza che produce bellezza.

La Bellezza, spesso si riduce alla sfera emozionale, all’apprezzamento soggettivo e persino all’arbitrio; continua a permanere come luogo di pregiudizio culturale nel quale censura ed esaltazione finiscono per congiungersi. Ma la Bellezza è anticipazione di ciò che l’uomo e l’umanità sono chiamati ad essere: “Manifestazione di Dio”.

Nell’Icona, la bellezza allude ed evoca la Bellezza originaria dell’uomo, resa vittoriosa dalla Trasfigurazione. L’uomo è stato creato secondo l’archetipo della Bellezza (Dionigi l’Areopagita). Tuttavia, non è nella natura in se stessa che si situa la vera Bellezza, bensì nell’epifania, nella manifestazione del Trascendente, che fa del suo irradiamento un Roveto Ardente. Chi entra nella Luce del Trascendente entra nel Roveto Ardente. “È la luce del Tabor (come sfondo sulle icone, si manifesta con l’oro) che distingue l’uomo dalla materia e Dio gli dà un sovrappiù.”(F. Dostoevskij) “Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48). È il sovrappiù che vuol dire “Siate belli come Bello è il Padre vostro che è nei cieli” perché la perfezione divina è bella dalle sue origini, nel senso che è “Forma informante tutto ciò che informa” (Pseudo Dionigi). È “Essere ispirato dall’alto, guardare la vita dall’alto” (V. Solov’ev). Guardare la vita nella prospettiva rovesciata di Colui che ci guarda è, per Solov’ev, il criterio della grandezza, della verità, della santità, della bellezza.

Questi sono i criteri dell’icona che si esprimono attraverso l’uso di due tipi di prospettiva: la prospettiva rovesciata, che fa dell’uomo il punto di fuga, il punto di contemplazione di tutto il messaggio teologico che ogni icona apporta; la prospettiva assonometrica che “apre” ogni elemento dell’icona: il viso, gli occhi, le mani , il corpo, le vesti, l’architettura, ecc, cioè ogni parte, alla comprensione del tutto, in modo che chi contempla sia portato a “vedere con gli occhi di Dio” tutto ciò che l’uomo non vede e non pensa. Tutte e due, utilizzate nella tecnica del disegno, sono usate come portatrici del pensiero di Dio sul mondo: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri» (Is 55,8).

La vera Bellezza influisce e incide profondamente e fortemente sul mondo reale; pertanto l’icona, che la manifesta, è una protagonista della comune opera di Dio e dell’uomo per la ricreazione dell’universo.

Infine, per concludere questa seconda parte relativa alla Bellezza, la Rivelazione ed anticipazione del definitivo, la comunione, l’evoluzione, la manifestazione di Dio e la ricreazione del reale, sono i cinque presupposti della Bellezza cui l’Icona fa riferimento.

(continua – 4)

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