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La Bellezza Divina

 

“…avendo ristabilito l’immagine contaminata nella sua antica dignità, il Verbo l’unisce alla Bellezza Divina…” (Kontakion, dalla festa del trionfo dell’ortodossia)

 

Parlare di Bellezza Divina non è facile in quanto è argomento che richiede cultura religiosa, filosofica, teologica e quant’altro; disquisizioni e temi affrontati dai più grandi pensatori di ogni epoca.

L’argomento della Bellezza Divina, nell’iconografia della Chiesa Orientale, serve per meglio comprendere quegli aspetti teologici dell’Icona che la caratterizzano, ponendola come tramite e congiunzione fra il mondo terreno e il modo Divino.

Parlare di Bellezza Divina delle e nelle Icone pone queste ultime come interlocutrici dirette e privilegiate del mondo sovrannaturale, come fonte di preghiera per aprirsi al mondo dell’Invisibile.

La teologia della Bellezza è un tema che affascina, coinvolge ed intriga, in quanto esse non si risolve in un insieme di conoscenze razionali, ma si compone nell’esperienza tra unità, verità e bontà, per rimanere appagati dal mistero di Dio.

Due fra i più importanti pensatori e teologi della Russia della prima metà del XX secolo, molto hanno scritto sulla Bellezza Divina ed in particolare sulla Bellezza dell’arte delle Icone.

Secondo la concezione di Pavel Evdokimov, la Bellezza va intesa come espressione della trasformazione che si verifica nell’uomo che vive l’esperienza dell’ineffabilità di Dio. Cioè la Bellezza appare come il luogo della rivelazione di Dio stesso e luogo dove si manifesta la verità dell’uomo.

Pavel Florenskij, quando risponde alla domanda: “che cosa è l’Ortodossia?” dichiara in modo inequivocabile: “è una vita nuova, la vita dello Spirito”, che viene legittimata dalla Bellezza come bellezza spirituale.

 

L’Icona immagine Divina

Le icone oggi sono una novità ed una tendenza del collezionismo occidentale. Una miglior conoscenza di questa Arte Sacra ci ha svelato i misteri di queste austere immagini della Chiesa Orientale.

L’uomo di oggi è circondato da immagini mobili, fra le più disparate, dalla cultura del cinema, della televisione, dei giornali, delle pubblicità e soprattutto dalla tecnologia digitale. Immagini spesso banali, che deformano la realtà, interessate. Non sono bellezza-trascendenza che rivela la vocazione dell’uomo. Non sono Bellezza di Dio che l’uomo cerca, forse, senza saperlo. Proprio per questo l’uomo ha bisogno di recuperare il senso della Bellezza e della contemplazione. Le icone possono aiutare a questo recupero.

Tuttavia l’icona aggiunge all’immagine un’altra dimensione, quella del trascendentale: essa supera le forme del nostro mondo per rendere presente il mondo Divino. È in questo altro modo che si unificano gli elementi teologici, estetici e tecnici per aprirci alla Visione nella fede e nella meditazione.

Considerando l’Icona si deve tener presente una triplice dimensione: la conoscenza tecnica-scientifica, il valore estetico, la visione teologica. Sottovalutare una o l’altra di queste dimensioni vuol dire precludersi la via al senso più profondo dell’Icona stessa, non capire la sua essenza.

Se si trascura l’elemento scientifico si cade nel soggettivismo che impedisce di distinguere l’essenziale dall’eccessivo e, per ciò stesso, si rischia di alterare la verità trascendente a cui mira l’Icona.

Trascurando l’elemento estetico si sottovaluta l’Icona in modo ben evidente.

Se si trascura l’elemento teologico essa diviene un documento storico che contiene preziose informazioni per la storia ed il folclore, ma che perde il suo valore spirituale.

Certamente l’Icona è, nella sua essenza, un’arte religiosa, ma la definizione è insufficiente: si deve parlare di un’arte teologica, un’Arte Sacra.

Radicata così, nel cuore della Fede, essa può mirare ad una dimensione che supera il mondo naturale; essa tende verso l’’Ineffabile. Questa salita verso il mondo Divino è una comunione con l’eternità.

 

(continua – 1)

 

 

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