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Perché tanto interesse, oggi, verso l’Icona?

 

La Bellezza, che in ogni testo di iconologia russa è l’essenza stessa per poter “scrivere/dipingere” un’icona, è un termine ancora poco conosciuto da parte di chi osserva un’icona, senza vedere il messaggio che l’icona stessa vuole e deve dare.

Pavel Florenskij scriveva: “La bellezza dell’icona esprime la manifestazione dell’invisibile nel visibile perché la Bellezza stessa è Icona ed è simbolo del rapporto tra il Creatore è la creatura.”

Pavel Evdokimov in “Teologia della Bellezza: l’Arte dell’Icona” scriveva: “Per incontrare la Bellezza a volto svelato, per attingere alla ricchezza della sua grazia occorre, mediante una trans-ascendenza, mediante il superamento del sensibile e dell’intellegibile, oltrepassare le porte del Tempio ed è l’Icona. Dio si è fatto uomo, Cristo è il volto umano di Dio. Egli inaugura la nuova economia in cui tutto diviene, alla sua Luce, Sacramento di Dio. Attraverso il visibile, l’invisibile si lascia intravedere, contemplare e tale contemplazione trasforma l’uomo di luce in luce, di gloria in gloria: è la Divinizzazione.”

Se è vero che la “Bellezza salverà il mondo” (Dostoevskij) allora questa bellezza non potrà essere altro che la manifestazione dell’Invisibile nelle cose visibili; sarà l’incanto tra l’esperienza estetica, etica, Sacra.

L’Icona diventa così un’espressione artistica in grado di esprimere la rivelazione di Dio e lo svelare la verità all’uomo; essa, l’Icona, non è un quadro a soggetto religioso che esprime eventi della storia della salvezza per fini di evangelizzazione, ma l’ineffabilità di Dio e la verità dell’uomo.

Ma perché tanto interesse oggi verso l’Icona? Le risposte sono molte. L’uomo di oggi ha bisogno di bellezza, di incontro e di relazioni vere. La “bellezza” che ci viene proposta dalla società odierna ha dentro di sé la sfida, la competizione, l’antagonismo, la provocazione, l’annientamento dell’altro. È bellezza che dura pochi attimi, che ci stravolge perché dobbiamo uniformarci in un unico vessatorio modello. L’uomo si ritrova solo, stanco, ha nostalgia della bellezza e la cerca. Il suo essere creato ad immagine e somiglianza a Dio lo porta a cercare la bellezza che è già dentro di lui.

L’Icona si offre come questo luogo di incontro desiderato, si apre a questa Bellezza, Bellezza crocifissa e disarmata, Bellezza liberante e misericordia che è Dio stesso.
“La nostra tradizione più autentica che condividiamo pienamente con i nostri fratelli ortodossi, ci insegna che il linguaggio della bellezza, messo a servizio della fede, è capace di raggiungere il cuore degli uomini e di far loro conoscere dal di dentro Colui che osiamo rappresentare nelle immagini, Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo…” (Giovanni Paolo II)

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