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Importanza di questa arte, unica.

 

 

Quando noi siamo davanti ad un’icona non siamo soltanto in presenza di una tavola Sacra da pregare, ma soprattutto siamo di fronte ad un’opera d’arte straordinaria, unica, irripetibile.

Iniziamo a capire perché la valenza di un’icona ha le unicità sopra citate. Quando nasce un’opera iconografica l’iconografo deve, con molta attenzione e con grande distacco dalle sue emozioni, cercare di rispettare i canoni, cioè le “regole” pittoriche, storiche e dogmatiche che la Chiesa ortodossa ha dato nella sua storia per la rappresentazione delle immagini sacre. Inoltre deve scrivere tali opere nel rispetto artistico, cioè deve utilizzare, come ogni altro artista, il meglio dei materiali, affinché l’icona duri a lungo, per “l’eternità”. Come il mondo Divino è eterno, anche la sua rappresentazione lo deve essere, almeno in termini umani; tre, quattro generazioni erano circa cento anni, il massimo che, per i tempi andati, erano “l’eternità”.

Le migliori icone erano scritte, dipinte, per i benestanti, i nobili, i notabili delle varie epoche. Erano commissionate da queste persone che avevano possibilità economiche di investimento. Le icone erano acquisti importanti per le famiglie russe e non solo russe. Venivano destinati ingenti somme per l’acquisizione di questi straordinari dipinti. Proprio come in occidente venivano investiti molti denari per le opere d’arte; vedi nel Rinascimento e nei vari secoli postumi. Anche la Chiesa commissionava icone importanti, proprio come la Chiesa occidentale commissionava dipinti religiosi da grandi maestri, ad ogni livello. Per cui si può affermare che le icone sono simili, come importanza, alle nostre opere dei secoli scorsi.

Sulle icone veniva spesso impiegato l’oro, l’oro metallo nobile, in quanto detto metallo era l’unico mezzo per rappresentare la Luce Divina. Di conseguenza era un ulteriore valore aggiunto all’opera medesima. E le coperture in metalli nobili come l’argento e l’oro? Le pietre preziose e i famosissimi smalti che le ricoprivano? (Faberge’ – Klebnikov – Ovchinikov, ecc.). Erano le Rize che vediamo soltanto nell’arte delle Icone. Tiziano, Tintoretto, Raffaello, non ricoprivano, valorizzandoli, i loro dipinti, poiché non avrebbe dato loro fama e gloria. Questo è un altro valore aggiunto all’arte delle Antiche Icone!

Non era importante il pittore, non spettava a lui dare importanza al suo dipinto iconografico. Ed ecco allora il sorgere delle scuole iconografiche, importanti centri culturali e di studio per l’arte iconografica. Da qui passavano i migliori maestri di ogni epoca, i quali dovevano esprimersi al meglio per non offuscare la notorietà della scuola.

Per definire, in poche parole, l’importanza della pittura delle icone, si può affermare che, oltre alla bellezza, alla notorietà delle scuole, alla bontà delle esecuzioni, all’impiego di oro puro ed al rispetto rigoroso dei canoni (non vi era inventiva del pittore che non sempre era lucido, rifacendo più volte un aspetto del quadro) per secoli e millenni, questa Arte Sacra ha sempre ripetuto con maestria le figure e le scene del Sacro, senza lasciare all’inventiva del pittore i luoghi, i personaggi con visi e vestiti dell’epoca del dipinto, le scene, le interpretazioni, i sentimenti suoi e non quelli di chi ammirava le opere. I pittori occidentali dipingevano per mostrare la loro bravura e non perché il popolo potesse “godere” di tale opera. Gli iconografi, invece, non dipingevano per se stessi, ma per raffigurare ciò che Dio “suggeriva” loro; erano chiamati “la mano di Dio”.

In termini più semplici: i pittori di opere religiose dipingevano facendo scaturire dal cuore emozioni per elevarsi a Dio. Gli iconografi erano ispirati da Dio per far entrare nel loro cuore ciò che poi dovevano rappresentare. Nell’arte iconografica non vi è prospettiva come la intendiamo noi, ma la prospettiva rovesciata, peculiarità esclusiva delle icone.

Per concludere si può affermare che l’arte delle Icone è un’arte importante, più legata al Sacro di qualsiasi altra arte, più esclusiva, millenaria e che ha adornato chiese, palazzi, luoghi sacri per circa diciotto secoli.

(continua 2)

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