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MADRE DI DIO DEL ROVETO ARDENTE:

L’icona della Madre di Dio del “Roveto ardente” deve il suo nome al noto miracolo testimoniato da Mosè nel Vecchio Testamento.

La storia nel Vecchio Testamento narra che Dio chiamò Mosè sul monte Oreb; dal mezzo di un cespuglio che bruciava a fuoco vivo, ma senza consumarsi egli udì  la voce di Dio che gli comunicava l’incarico di salvare gli Ebrei dalla schiavitù in Egitto. In quell’occasione Dio confidò a Mosè il suo nome: “Io sono Colui che sono”

La Chiesa ritiene che le fiamme che Mosè vide erano, di fatto, la Gloria di Dio fattasi Luce, e preannunciatrice della trasfigurazione di Gesù; ecco perché il cespuglio non si poteva mai consumare.

Dio concesse a Mosè di vedere la Sua Gloria, che come la Sua stessa Essenza è eterna, quindi non consumabile. Quando Dio parlò a Mosè, questi udì la Parola del Verbo prima ancora dell’incarnazione.

La visione della Gloria di Dio, come luce in questa vita, come nella prossima, coincide con il fatto salvifico stesso. Il miracolo del Cespuglio ardente consiste quindi in una prefigurazione della nascita di Gesù dalla Vergine Maria. La Vergine diede alla luce il Cristo pur rimanendo tale, esattamente come il cespuglio che brucia, ma non si consuma.

La tradizione cristiana ha dato del fenomeno del Roveto più di una spiegazione. L’interpretazione più comune e costante si presenta in chiave cristologica e mariana. Ravvisando nel fuoco il simbolo della divinità e nel Roveto il simbolo dell’umanità, si è letto nel fenomeno una prefigurazione dell’Incarnazione di Cristo per mezzo di Maria. La Medesima, strumento e luogo dell’Incarnazione, non solo non fu annientata per il tremendo impatto [con la divinità], ma conservò anche la sua verginità intatta.

A partire dal V secolo, i Padri greci hanno interpretato il Roveto Ardente come una prefigurazione della Madre di Dio. La liturgia bizantina vi vede una fulgida profezia della concezione verginale di Gesù. «Mosè ti prefigurò come il roveto ardente del Sinai. Tu ricevesti, senza essere consumata, il fuoco insostenibile dell’essenza divina, che unisce un’ipostasi divina alla fragilità della carne».

L’interpretazione mariologica del Roveto Ardente è entrata anche nella liturgia romana come solennità della Madre di Dio. ”Come il roveto, che Mosè vide ardere intatto, integra è la tua verginità, Madre di Dio: noi ti lodiamo, tu prega per noi.” Il Roveto così divenne un simbolo e un nome di Maria Vergine.

Fra i numerosi Padri della Chiesa, che hanno commentato il tema, diamo quello di Esichio di Gerusalemme (+ 451), il quale così commenta:

“A te, o Vergine, i Profeti dispensarono lodi; ed ognuno ti ha chiamato Portatrice di Dio. Uno ti disse Verga di Jesse; un altro ti paragonò al Roveto che arde e non si consuma, alludendo in tal modo alla carne dell’Unigenito ed alla Vergine Madre di Dio: bruciava ma non si consumava, poiché partorì, ma non aprì il grembo; concepì ma non contaminò il seno; diede alla luce il bimbo, ma lasciò sigillato l’utero; somministrò il latte, e conservò intatte le mammelle; portava il fanciullo, ma non divenne sposa; crebbe il figlio, ma non v’era padre…”



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