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Canoni Iconografici

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Icona: Arte Sacra, non Arte religiosa

Dal IV secolo, fino a Giotto, l’icona  è stata l’arte cristiana comune a tutti i popoli.

La parola “icona”, nell’uso liturgico e domestico ha un significato ben preciso e indica un genere figurativo realizzato con i colori o tessere di mosaico: rappresenta, su legno, lino o pietra, l’immagine del volto di Cristo o della Madre di Dio, figure di Angeli, Apostoli e Santi, episodi del Vangelo e della storia della chiesa. Queste raffigurazioni si presentano in modo incisivo, vivo ed immediato e aprono la via a una comunione spirituale.
Dopo Giotto, in Occidente, le norme canoniche di composizione furono sostituite dalle libere invenzioni dell’Artista, invece, l’apologia dell’icona che troviamo presso i Padri e Concili è la versione di un ragionamento che giustifica tutta l’arte sacra autentica: l’arte sacra non imita il mondo visibile, materiale e tanto meno è occasione per esibire sentimenti e giudizi personali dell’artista. Essa esiste per rendere visibili gli archetipi trascendenti che altrimenti resterebbero senza espressione.
Le icone sono quindi emanazioni formali, proiezioni nel mondo sensibile di prototipi celesti. Non sono raffigurazioni realistiche ma simboliche.
Le icone non vogliono mai rappresentare la natura; le raffigurazioni religiose realistiche non hanno valore di immagine miracolosa: in questi casi si parla non di icone, ma di quadri religiosi. Mentre il quadro si rivela allo spettatore normale, il fine dell’icona è quello di aiutare la preghiera del credente. Con l’icona si può parlare, ragionare, gridare, piangere, gioire, impetrare e tacere.
Tutto viene accolto e trasfigurato nel mistero: così nasce una cultura rispettosa di ogni peculiarità, sia personale che nazionale.
Il segreto dell’arte iconografica sta nel fatto che essa rende manifeste e visibili quelle verità salvifiche della fede che la Chiesa santa, universale ed apostolica professa nella propria dottrina.

Di Cristo

Nelle icone di Cristo appaiono sempre ai lati delle immagini le scritte che Lo identificano: IC XC (Gesù Cristo).

Secondo le regole un’altra iscrizione è espressa con tre lettere greche nell’aureola crocifera: Colui che è, il Nome con il quale Dio si presenta a Mosè sul monte Sinai.
Le vesti del Salvatore presentano colori di significato simbolico profondo che esprimono il dogma fondamentale che a causa dell’incarnazionee, la Natura Divina, rappresentata dal colore rosso, si è “rivestita” della natura umana, il blu. L’ oro del nimbo è il simbolo della Luce Divina, in cui è immerso il “Cristo-Uomo”.

Mandillon – Il volto Sacro o Salvatore Acheropita (non dipinto da mano umana).
Il Mandillon è considerato dalla tradizione ortodossa come il vero ritratto storico ed autentico di Cristo, un’ immagine di cui si hanno cenni fin dal IV secolo. È considerata quindi, in assoluto, la prima icona “forgiata” da Cristo stesso.

Cristo Pantocrator, Signore dell’universo.
Il Pantocrator “Colui che sostiene in sé l’essere” esprime l’epifania del Dio Trascendente che ha avuto fattezze umane. Cristo appare come “Colui che dà vita all’essere”, il Signore della vita, l’Onnipotente, il rex mundi, raffigurato per lo più a mezzo busto, con la mando destra benedicente, mentre alla sinistra regge un libro aperto simbolo della Sua legge.

Cristo il Salvatore.
Le rappresentazioni iconografiche più vicine al mandillon sono le icone in cui appare dominante solo il Volto del Salvatore. Lo sguardo maestoso e profondo di questo Cristo ricorda altri “Pantocrator” sia dell’iconografia bizantina, sia di altre periferiche dell’impero d’oriente.

Deesis.
Significa preghiera, supplica. Rappresentazione iconografica che vede Cristo in Trono circondato dalla Vergine e da San Giovanni Battista, da Angeli e da Santi. È la composizione centrale dell’iconostasi nel tempio bizantino.

Della Madre di Dio

Tre grandi prototipi di icone della Madre di Dio sono attribuiti alla mano dell’Evangelista Luca.
Secondo la leggenda popolare egli le dipinse quando Maria era ancora in vita. Pur non essendoci fonti attendibili che dimostrino questo, è comunque l’unico degli Evangelisti a trasmetterci molti particolari sulla Madre di Dio.
Due immagini rappresentano la Madre e il Bambino Gesù, e sono conosciute con i nomi di “Odighitria” ed “Eleusa” (Madre di Dio della tenerezza); la terza, senza il Figlio, prende il nome di “Vergine Orante”. Ai tre prototipi fondamentali, l’ortodossia ne aggiunge un quarto che intitola “Madre di Dio in Trono”.
Da questi Quattro “tipi” iconografici deriveranno in Russia più di 250 temi mariani, indicati con titoli che si rifanno ai luoghi della loro apparizione o ai miracoli riconosciuti.
In tutte le raffigurazioni, sul capo e sulle spalle della Vergine, sono rappresentate tradizionalmente tre stelle, antichissimo simbolo siriaco della triplice perpetua verginità di Maia (prima, durante e dopo il parto), che indicano, nello stesso tempo, il segno della croce e la Trinità.
Nelle icone mariane l’identificazione generale della Madre di Dio è data dall’iscrizione greca dei “Sacri Nomi” MP OY (Madre di Dio).

Degli Angeli…

Gli angeli occupano una posizione importante nelle composizioni iconografiche: sono le Creature incorporee che fanno da ponte fra Cielo e Terra e sono i rappresentanti del Vecchio Testamento.
A volte Dio stesso si manifesta agli uomini prendendo le sembianze di queste Creature, come ci tramanda l’Antico Testamento nell’eppisodio della visita ad Abramo e Sara da parte di tre Messaggeri Divini di identico aspetto.
La Chiesa Ortodossa divide in tre gruppi principali la raffigurazione angelica: il Serafino, che con le sue sei ali copre tutto il corpo lasciando visibile solo il volto; il Cherubino con quattro ali e l’Angelo con due ali e dall’aspetto di un giovane uomo.
Solo tre Angeli sono nominati nella Bibbia con il loro nome: Gabriele “Potenza di Dio”, Michele “Chi come Dio?” e Raffaele “Dio dona Guarigione”.
Nelle iconostasi gli Angeli sono i guardiani delle Porte, fanno parte della composizione della Deesis e sono presenti in alcune icone delle Feste Liturgiche.
Una figura di rilievo dell’iconografia russa è rappresentata dall’ Angelo Custode “Angel Chranitel”, che è venerato nell’intimità della famiglia.
L’Angelo è considerato òa Creatura Celeste più vicina all’uomo, che lo accompagna fino al giorno del trapasso.
In Russia, a partire dal XVII secolo, è usanza rappresentarlo anche nei bordi delle icone, dove sono dipinti i Santi Protettori. L’Angelo Custode è sempre presente nelle composizioni delle icone denominate “Icone di Famiglia”.

… e dei Santi

Le icone di Santi Rimandano a Cristo; questa è la ragione per cui in esse troviamo sempre un’indicazione della Sua Presenza: una mano di Dio Padre, il Cristo Pantocrator, la Trinità o pergamene con passi del Vangelo.
I santi sono identificabili dalle iscrizioni, ma anche dalla fisionomia; le vesti ed altri attributi, come per esempio la croce deiMartiri, li collocano in una specifica categoria. Sono i Patriarchi, Profeti, Apostoli, Vescovi, Padri della Chiesa, Martiri, Santi guerrieri, eremiti, monaci e Sovrani.
Lo scopo dell’icona di un Santo è quello di essere, per il credente, un esempio da seguire, un monito, una ammonizione, un sostegno o un aiuto.
Le icone più antiche raffigurano uno, due o tre Santi al massimo. In epoche più tarde troviamo gruppi più numerosi, come, ad esempio, nelle “Icone di Famiglia”.
In qualche icona, il Santo, viene rappresentato nel centro della tavola e “incorniciato” da scene della sua vita. Anche i Santi Protettori hanno una collocazione particolare nell’iconografia; spesso infatti, sui bordi delle icone, vengono aggiunte le figure di uno o più Santi. La scelta non è casuale: i personaggi da raffigurare sono i Protettori del destinatario dell’opera.

Delle Feste…

L’anno liturgico bizantino, che comincia il 1° Settembre, è complesso e ogni icona ha una collocazione precisa nel quadro dell’anno. Per la Chiesa Orientale l’icona è la massima espressione del culto e completa i testi della liturgia. Le icone delle FEste rappresentano eventi dell’Antico e Nuovo Testamento, con scene della vita della Madre di Dio e di Cristo. Nelle Chiese Ortodosse le rappresentazioni delle Feste sono dipinte su singole tavole e collocate nell’Iconostasi, dove si trovano nell’ordine sopra la Deesis.
Durante l’ufficio della vigilia della Festa, il sacerdote pone la Sacra Tavola (della Festa) su un leggio che si trova nel centro della chiesa di fronte all’Iconostasi, dove può essere venerata dai fedeli. Per la Chiesa e i credenti la Resurrezione di Cristo è considerata la Festa delle Feste.

… e Menologi.

Il termine Menologio deriva da Mineja, in greco mese, ed indica un libro liturgico che contiene inni, preghiere, invocazioni, dispensate a ciascun Santo per ogni giorno dell’anno. Il principio sotteso è quello del calendario.

Le icone più antiche, con tale iconologia, sono state rintracciate nella zona del Sinai, all’interno del Monastero di Santa Caterina databile all’anno mille. La liturgia viene trasposta in immagini ripartite secondo l’arco temporale scelto. In particolare vi è una suddivisione in Menologion, annuali, Synaxarion, mensili, ma anche in quindicinali e settimanali. All’interno di ogni spazio si affollano i Santi e le Feste e sono riconoscibili per i particolari delle vesti e delle scritte esplicative che spesso li distinguono.

In genere venivano messi su un leggio, all’interno della chiesa ortodossa, affinchè i credenti, molto spesso analfabeti, riconoscessero il Santo o i Santi del giorno.